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Gli oggetti pronti per essere lavorati

 

La preparazione del disegno

 

Pennelli e colori

 

2 oggetti dipinti prima della cottura finale

 

Fase della pittura

 

Il forno per la cottura

La ceramica

Le caratteristiche e la tecnica - La storia - Guarda il video Il video

Le caratteristiche e la tecnica
L’Arte della ceramica è nata e cresciuta là dove le particolari caratteristiche del territorio consentono la facile reperibilità del materiale indispensabile alla lavorazione: l’ARGILLA.
Si tratta infatti di un materiale la cui caratteristica è l’estrema plasticità che ha fatto sì che l’argilla rimanesse l’elemento costante fino ai nostri giorni e che mutassero nel tempo le tecniche di trasformazione. Le colline di Deruta tuttora abbondano di argilla, anche se a volte per problemi tecnici si usano argille provenienti da altri luoghi. L’argilla che si usa è chiamata argilla marnosa perché si estrae dalle marne che sono rocce di colore azzurro facilmente disgregabili costituite da calcare e argilla in proporzioni pressoché uguali e a secondo di queste proporzioni avremo marne calcaree o marne argillose. Dal punto di vista chimico si tratta di silicati idrati di alluminio.
L’elemento quasi sempre presente è l’ossido di ferro che determina il colore rossastro dopo la prima cottura. L’argilla prima di essere impiegata per la lavorazione subisce trattamenti preliminari di frantumazione, omogeneizzazione e stagionatura in cumuli ed essiccazione.
La stagionatura consiste nella esposizione della materia al gelo e alla pioggia con conseguente sgretolamento di zolle e purificazione dell’argilla per essere poi raccolta in appositi macchinari per la frantumazione e conseguente omogeneizzazione ad opera di macchine con grossi cilindri che macinano l’argilla fino a farla diventare un impasto omogeneo. Dopodiché la materia esce dallo stabilimento in panetti per essere lavorata.
Le tecniche più usate per la lavorazione sono la foggiatura al tornio, a colombino e per stampatura. Al tornio significa lavorare l’argilla sopra una ruota anticamente a pedale, oggi elettrica.
A colombino significa creare dei bigoli lunghi da sovrapporre. Per stampatura significa creare una matrice in gesso su cui veniva calcata una lastra di argilla sottile per ricavare l’oggetto. Fra le varie caratteristiche dell’argilla determinante per la lavorazione è l’acqua che si aggiunge in una certa percentuale fino al punto da rendere perfettamente agevole la modellatura. Una fase importante della lavorazione è la COTTURA che ha lo scopo di produrre l’insieme di trasformazioni fisiche-chimiche per effetto delle quali si produce nell’oggetto una certa solidità. Due sono le cotture essenziali per la produzione di maiolica: la prima detta “BISCOTTO” e la seconda “COTTURA DEL BELLO”.
Gli oggetti dopo la prima cottura vengono rivestiti con uno smalto a base di stagno e piombo, per poi essere decorati con colori a base di ossidi macinati con piombo come per esempio: il verde ramina(ossido di rame), Il blu(ossido di cobalto), l’arancio(ossido di ferro), il giallo(ossido di ferro e antimonio) ecc. La decorazione avviene subito dopo la smaltatura, con dei pennelli di setola, di pelo di capra o di asino. Oggi si usano soprattutto pelo di bue e di martora. Il disegno sull’oggetto a volte viene fatto a mano libera, altre volte preparando dei decori tipici specifici.
I decori più caratteristici sono: il ricco Deruta, il raffaellesco e il “vario”, ma ovviamente si può dare via libera a qualsiasi fantasia. A questo punto gli oggetti sono pronti per la seconda cottura. Anticamente venivano cotti in fornaci a legna fatte a pianta rettangolare costruite con normali mattoni e costituite da due ambienti per la cottura e da un focolare dove veniva introdotta la legna. Oggi per la cottura si usano forni a gas o elettrici. Un’altra tecnica da ricordare è il riflesso a fumo o a riverbero ottenuto con particolari procedimenti che consistono in un processo di metallizzazione, dove un impasto di Sali metallici e argilla diluiti con aceto vengono applicati a pennello nelle parti dell’oggetto dipinto in bianco e blu dopo la seconda cottura e cotti a 600°C circa, introducendo nella fornace oltre alla legna anche ginestre e sostanze che producono fumo come l’unghia di cavallo.
Questo provoca (e anticamente provocava) all’interno del forno o fornace la formazione di atmosfera riducente cioè carenza di ossigeno cosicché i Sali metallici durante la fase di rammollimento dello smalto penetravano dando luogo alla particolare colorazione “oro” o “rosso rubino”. Ovviamente le dosi dell’impasto sono segrete. Da ricordare che la prima cottura avviene intorno ai 1000°C circa, la seconda cottura intorno ai 920°C circa e così via per altre cotture a gradazioni sempre più basse.

La storia
La produzione di ceramiche e maioliche a Deruta ha origini secolari. Con il periodo arcaico inizia una vasta produzione di oggetti di uso comune come i bacili, scodelle, panate, versatori, con decorazioni per lo più geometriche. I colori impiegati in questo periodo sono il “verde ramina” e il “bruno manganese”.
Nei periodi successivi la maiolica derutese raggiunge il massimo splendore, soprattutto nel ‘500, diffondendosi nelle varie città italiane e all’estero. Artisti come Giacomo Mancini detto El Frate e Francesco Urbini, firmarono opere importanti. Ma anche Nicola Francioli detto “Co” è un artista di grande rilievo, e firma numerosi pezzi.
Piatti da pompa, coppe amatorie, impagliate, stemmi, ecc. presentano decori vari ed originali. Decori floreali, grottesche, a embricazioni, a occhio di penna di pavone, e denti di lupo, a petal back ecc. I colori del periodo sono più ricchi; infatti troviamo, oltre al verde ramina e al bruno di manganese, l’arancio, il blu ed il giallo.
Appare anche la tecnica complessa del lustro a fumo (o riverbero), che regala splendidi riflessi dorati alle opere. Importanti per Deruta sono anche i pavimenti come quello della chiesa di San Francesco (1524) quello di Santa Maria Maggiore a Spello e della sacrestia di San Pietro a Perugia, testimonianza di alta qualità delle maioliche derutesi. Con il passare del tempo i decori si trasformano e danno vita ad altri stili più seicenteschi come il “Compendario”, caratterizzato da un tratto veloce, e il “Calligrafico”, di ispirazione moresca con foglie, fiori, arabeschi uccelli ecc. Nel XVIII secolo la maiolica entra in crisi. Tuttavia Gregorio Caselli per ovviare a questo inconveniente dà vita ad una fabbrica di maiolica fine, ad imitazione della porcellana. Dopo l’unificazione dell’Italia, a Deruta, c’è una significativa ripresa della maiolica, grazie all’opera di Alpinolo Magnini, Angelo Micheletti, David Zipirovic e Ubaldo Grazia. La Bottega d’Arte di Gina Pelli con la sua produzione continua ad essere un esempio dell’alta qualità raggiunta nella maiolica.